domenica 24 agosto 2008

Sunday, Bloody Sunday (Sportivi, Donate Sangue)




o del donare sangue.

non so dove andrai, sangue fino a poco tempo fa naturalmente mio, sacca di plasma gruppo Zero Negativo DOCG che ti stai riempiendo ondeggiando sopra l'accrocchio posato per terra da mani gentili e sorridenti (no, che stavolta non svengo e non impallidisco neanche. la dritta della vecchia -mangia due biscotti e tè col miele, appena sveglio, prima di venire- è stata fantastica, e invece di avere il patè d'animo me ne sto qui a pensare sul lettino e guardare i disegni dei bimbi -è una IV elementare, la IV A-) non solo, dicevo, non si sa dove andrai e in che cacchio di persona finirai, ma non me ne frega niente, son pensieri stupidi come un film tv (che di sicuro avran già fatto) tanto per non pensare a lei e a come sarebbe bello recuperare con lei oggi quel po' di sonno che puntualmente mi viene nel pomeriggio, mangiando prima un pranzo un po' al sangue, promettendo puntuali baldorie d'alcova spaccone il giusto (dovrò pure rispondere alle provocazioni, no?).

Perchè le si prova un po' tutte, dando il sangue, oppure no.
C'è chi lo sputa soltanto. Tanto vale.
Perchè sono qui? solo una persona al mondo lo sa con precisione. Non io. Non so dire le cose precise come sa farlo lei. O tacerle con la stessa precisione che lei vorrebbe chirurgica e invece grazie a dio è artigianale, nel senso che...

Nel senso che ci risiamo! Ci risiamo, tenti di mettere fuori dalla porta una cosa (ho detto una cosa? volevo dire un volto, mi sa) e la ritrovi alla finestra e vedi e senti la tua piega di tristezza che arriva solo dopo il dolore, e la piega delle labbra indefinite di un mondo altrove, pesante e presente e che vorrei lieve e semplicemente vivo e un pochino mio....un pochino, si, si...e 8.5 in pagella al Tuma diceva il giornale, che cazzo, mica male, mi è sempre piaciuto da matti, che sia l'anno suo? fare l'abbonamento varrà la pena? rientrava dopo due anni e vacca eva, essere o non essere firmati Saint Laurent? Ci sarà vita su marte? Quel disco di Ornette con quel disegno astratto in copertina, come si chiamava? devo ascoltarlo, cercarlo che da un po' non lo vedo, da troppo... "ma papà, perchè doni il sangue? me lo spieghi un'altra volta che mi era piaciuto..." ehehe, si, certo...

bella la musica anni 60 diffusa, siamo in dieci stesi e cinque dritti in camice ad armeggiare, volteggianti tra carte e gente distesa e aghi e lacci emostatici, e manca solo Nanni Moretti che accenna un balletto, con le sacche di plasma e tutto, di là s'intravedon le bottiglie di aranciata del LDL e panini con la coppa che mangerò con un appetito che chiamerei proprio fame, ch'intender non può, chi non la prova.

"No, non ridevo, sorridevo! (ma siete tutte comparse di Cinecittà?)"

poi parte ddirittura questa qua.

Una rotonda sul mare
il nostro disco che suona (risuonato mentalmente un'accenno di "You Have Killed Me"zam-zam-zam-zam. nda.)
vedo gli amici ballare
e tu non sei qui con me.

Amore mio
dimmi se sei triste così come me...

"abbiam finito, quando vuoi vai pure..."
si, grazie, vado.
"grazie a te."

Ora corro a casa e metto giù una paginetta, lo fa Etgar Keret, e la butto giù pure io, anzi spero che sia venuta comprensibile, ecco. (il panino con la coppa era di-vi-no, gli mancava la parola.)

zam-zam-zam-zam.
yf

Sole Spento

giovedì 14 agosto 2008

bozza su Tom Harrell



wow. è come se, compiuti i sessanta, il suo eloquio si sia fatto ancora più bello, e la sua voce strumentale -sempre inconfondibile- controllata in modo iperbolico.
in qualsiasi contesto sia immerso -e visto ieri in un'ospitata un po' casuale dentro una big band che in certi momenti sembrava quasi suonargli contro- suona e gestisce i suoi spazi in modo meraviglioso, sia negli up-tempo che nei medium, per non parlar delle ballad dove sublima il meglio di sempre e scompaiono tutti i riferimenti stilistici e diventa lui un riferimento ineludibile di questi tempi tutto sommato aurei, in quanto nostri. con una classe e una facilità che farebbero avvicinare al palco a boccaperta anche un calabrone sbronzo di polline avvicina l'ottone al microfono e vorresti che la tua stessa vita acquisisse da quei soli almeno un po' di quella fluidità, di quella ricchezza di dettagli, ecc.ecc.

P.S.: ricordarsi di dire anche della stella cadente vista sull'ultimo pezzo (un brano di Basie). evitare invece momenti che sembrino quasi nostalgici, interventi caciaroni, solita frase autocommiserativa del cazzo, patetiche asserzioni interne al fetido cortile del jazz nostrano, colore locale, eccetera eccetera. stare sul pezzo.

parlavo di tom harrell, musicista jazz. che vorrei inquadrarvi con piacere, pescando 4-album-4 a nome suo, uno con phil woods, uno con joe lovano e può bastare così...

giovedì 7 agosto 2008

chinaski


su bukowski se ne posson dir tante, e tante ne ho lette, prese di distanza che suonavano come attestati d'amore, plagi conclamati, eccetera. ho nostalgia anche di un lungo e infruttuoso ma ridente scambio su hank, e sulla bontà delle sue pagine, sulla stupenda vitalità del corpus della sua opera. sono discorsi che van fatti con la ragazza giusta (possibilmente nella stessa stanza), intercalando qualche riga ogni tanto, a qualche bicchiere, senza esagerare mai con l'alcool, a quello ha già pensato lui per noi (è quello il trucco, e chi beve immolandosi a lui è solo un ispido coglione che cerca una posa).

"perchè, vedi, è come se leggessi le sue pagine tenendo sempre davanti il filtro di queste due cose che adesso ti dico..." quindi con grande amore, riconoscenza e devozione ironicamente traslata in un'aranciata amara delle ore 1.18 ("ah, bellissimi i coldplay, credo sia la mia canzone preferita di quella band. si, dunque, su hank, ci sono. non t'incazzare...")

bluebird

there's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I'm too tough for him,
I say, stay in there, I'm not going
to let anybody see
you.
there's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I pur whiskey on him and inhale
cigarette smoke
and the whores and the bartenders
and the grocery clerks
never know that
he's
in there.

there's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I'm too tough for him,
I say,
stay down, do you want to mess
me up?
you want to screw up the
works?
you want to blow my book sales in
Europe?
there's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I'm too clever, I only let him out
at night sometimes
when everybody's asleep.
I say, I know that you're there,
so don't be
sad.
then I put him back,
but he's singing a little
in there, I haven't quite let him
die
and we sleep together like
that
with our
secret pact
and it's nice enough to
make a man
weep, but I don't
weep, do
you?


Pettirosso blu

c’è un pettirosso blu nel mio cuore
e vuol venire fuori
ma io faccio il duro con lui.
e gli dico, resta lì, non lascero' che nessuno ti veda...

c’è un pettirosso blu nel mio cuore
e vuol venire fuori
e allora io gli butto sopra un po' di whisky
e gli sbuffo addosso il fumo delle mie cicche
e le puttane
e i baristi
e i bottegai
non sapranno mai
che lui è
lì dentro.

c’è un pettirosso blu nel mio cuore
che vuol venir fuori
ma io sono un osso troppo duro per lui.
gli dico, stai giù, vuoi mettermi
nei casini?
vuoi rovinare i miei piani?
vuoi che le vendite dei miei libri in Europa crollino?

c’è un pettirosso blu nel mio cuore
che vuol venir fuori
ma io, intelligente!,
lo faccio uscire solo qualche volta
di notte
quando tutti dormono.
gli dico: lo so che sei lì,
quindi
non essere triste.

Allora lo metto dentro di nuovo,
ma lui canta un pochino anche da là,
si, non l'ho lasciato morire,
e così dormiamo insieme,
col nostro
patto segreto,
e tutto questo è abbastanza
per far piangere
un uomo.
Ma io
non piango,
e tu?


(traduzione mia, il bluebird è un uccellino molto speciale, con molti rimandi anche mitologici ed orientali...beh, se ci sono errori...ma spero di no...certo il primo link che mi viene in mente è "like a bird / on the wire" ecc. ma credo che sarà la tarda ora.)

però adesso lo schermo scolora e mi buca gli occhi, avevo detto due poesie, ma vorrei tradurre pure l'altra io, con gli errori e tutta la mia voglia di traboccare, ma sarà per un'altra volta, strecht out and wait. (ah, ho detto io l'ultima stanotte su hank!)

mercoledì 6 agosto 2008





"Troppe Seghe", gli dice lei girandosi a splendere un sorriso felice, bello da far guardar giù il leone di San Marco (solitamente serafico di suo, ma non uso a veder passar certe tigri alle sette di sera) e sparando così uno dei suoi "ace" da primo set guarda ancora lui per un attimo negli occhi, e mentre torna a spingere un passeggino da cui volan via briciole di patatine, lunari sorrisi solari, dita tese a indicar questo o quello, winx e chissiricorda, lei scuote appena il capo entrando nel quadro decisa e ridente (mi pare che il leone allunghi l'occhio dall'alto, benedicente felino), come una che insomma costruisce ricordi immediati senza saper neanche come si fa.

Avanzava un po' lento il terzetto in una sera così attesa da lui, lui che stava dietro quel mezzo passo che gli permetteva di vedere lei girarsi, e aveva già allargato le braccia ridendo un millesimo dopo quell'ace, come a dire "se fosse per me \ tu lo sai che io & te." e incespicava in due battute di risposta che si scontravano tra loro senza fare bingo.

Troppe Seghe, appunto.

Guadagnavano un bar, ma il resto più che storia è Cronaca Vera.

martedì 5 agosto 2008

Citando e Re-Citando.

Senza scomodare “Citarsi addosso” di woody (prima citazione) è normale per me muovermi, quando scrivo, in un reticolo di cose amate, che mi han colpito e fatto fremere il miocardio, o in alternativa, il cervelletto, o in alternativa ancora, provocato sbattimento di frattaglie o appendici, con o senza misticanze. Così, di primo acchito, per vincere un vecchio retaggio di pudicizia, mi vien da buttarla giù così, in uno stile che vorrei semplicemente fluidamente improvvisativo, consolidato però in anni di pagine divorate e capite sempre a modo mio, e poggiato su referenti –si fa per dire-culturali che faccian da bastione, da pietra angolare, o financo pomice di un incedere o di quello che è. (perché davvero non c’è il caso di darsi troppe arie quando si picchietta sui tasti, e basta guardare la totalità dei blog di presunti autori che soffron le pene dell’alma -e siamo già a una dozzina di citazioni citabili originabili e occultabili in poche righe, che sia patologicamente già stato detto meglio tutto e altrove? Oh, questa poi!- per avvertire un bisogno di aria di montagna, facciamo dai 2000 in su. I calci nel culo, tutti mentali neh, vengono poi da sé.)

E così, trovo ovviamente un po’ fastidioso vedere anche grandi autori sintonizzati su una lunghezza d’onda particolare. Ne parlavo in modo non so quanto chiaro con una ragazza fantastica, che occupa sempre con grazia i miei spazi mentali migliori, e quando i giri del mio motore calano s’infila con sorprendente vivacità silenziosa e…si...dicevo, insomma che se Izzo fa ascoltare Chet Baker a Fabio Montale trovo un insopportabile fastidio! Come se il sommo marsigliese prendesse una facile scorciatoia nei boschi per arrivare al punto, e si da caso che il punto sia io, e allora voglio dirglielo –perché non c’è alcun dubbio che J.C. sia tra i miei migliori amici, lui come altri- dircgli che dai, che non c’era bisogno, qui crei una specie di massa critica, è naturale che lui abbia dischi di jazz in casa, non ci serve sapere l’anno, l’incisione, la formazione, altrimenti il cervello se ne va per le lande collezioniste, e ti vien da dire: perché non Bud Powell? Che male ti ha fatto Mahalia Jackson? Insomma, se ce lo mettiamo dentro dobbiamo usarlo, andarci a letto (ricordate cosa fa Bukowski con Borodin? Ce lo fa amare!) mai e poi mai usarlo come colore, sono esperienze artistiche altrettanto potenti, è come giocare con la nitroglicerina. Piccole cose, si dirà.
Eppure anche da qui si misura l’esatta distanza tra un furto di Vian, oh che ladro geniale, che rapisce e quindi infila ellington nel corpus del proprio romanzo, lo imbeve, per così dire, lo rinnova, lo fa rilucere, lo serve freddo, con un ombrellino, un cocktail micidiale anche per chi crede di non aver mai ascoltato il Duca.

A che servono queste digressioni para-letterarie?

A niente.

O a quel che serve un a-solo di Harold Land.

E’ come palleggiare contro il muro, sinistro, destro, sinistro, destro, finchè non senti più niente, non senti più male, non senti più desiderio, non pensi più a niente, il futuro è nel rimbalzo successivo che si disegna con una traiettoria che forse non capisci fino in fondo, e c’è solo il pallone che tum, tum, rimbalza. E allora sorridi sudato fradicio e trovi il tuo tempo nel tempo del respiro del mondo. E dopo un po’ non era più un muro, ma un figlio ridente, che ti rimandava la palla.