mercoledì 1 aprile 2009

Le Benevole - di Jonathan Littell







Non è una recensione, lo sto leggendo solo ora, e...
















La prima volta che sentii parlare di "Le Benevole" dello scrittore sconosciuto (per forza: era un esordiente!) Jonhatan Littell (un esordiente classe 1967 che tira in faccia al mondo quasi mille pagine ineludibili, durissime, pulsanti...) fu sul supplemento domenicale del Sole 24 Ore.
Il libro aveva sollevato un amplissimo interesse e stava per uscire anche in Italia. Quell'articolo mi diede la sensazione che fosse inevitabile per me leggerlo, ma poi quando il libro uscì, tergiversai...osservando con attenzione il fiume d'inchiostro che critici e lettori andavano riversando su un opera che ovviamente, a furia di soppesare in libreria, ho finito per comprare. Nell'edizione cartonata. Ora lo so, mi stavo preparando, dovevo trovare il tempo, il modo, il senso di farmi trovare pronto. Non è che ogni giorno uno ha voglia di sprofondare in abisso dolente. Eppure quella presenza, quel mattone, stava lì, in attesa di essere capito.
Un giorno son partito con la prima cinquantina di pagine, poi l'ho chiuso e mi son detto "non ancora". altre settimane, ed altre ancora.
mi viene banalmente in mente che non è la prima volta che leggo romanzi sulla seconda guerra mondiale, visti dal punto di vista tedesco. l'ottimo Kurt Vonnegut, per esempio con Madre Notte, e quasi tutti i romanzi di Sven Hassell da ragazzo -quel curioso impasto di umorismo e violenza lo ritrovai poi "in vitro" negli strampalati mesi da fuciliere assaltatore dell'EI- , oltre a molto di quello uscito sulla battaglia di Stalingrado, "Voci dall'Assedio" mi viene in mente sugli altri, ecc.ecc.

ma stavolta è diverso.

stavolta affondo, con il passo inchiodato nel fango e nel sangue e attonito e sconvolto, occhi voraci intorno a pagina 400, alzo la testa cerco aria, mi ributto, apro il libro e sprofondo, come Aue, la voce narrante del gerarca delle SS , gestisco i conati, c'è solo il libro, c'è solo una voce, è letteratura di una potenza inaudita.

«vi riguarda: vedrete che vi riguarda»

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