sabato 30 gennaio 2010

Crossing Mr. Murray




Perugia, luglio 1994. David Murray se ne sta tranquillo in un bar, con la sua band ed altra fauna mista attorno, ride e pilucca un gelato, sorridente e sornione, mentre una gran massa di persone sciama, in cerca di un panino, una pizza, un programma, dio sa.
La città al crepuscolo pare mandar su vampate jazz dai ciotoli, io lo vedo lì e bang! poche ore prima lo avevo sentito celebrare una Conduction formidabile con Lawrence Butch Morris...-si sa come van questa cose: ero ancora fradicio di magia- e in un attimo son lì a dargli la mano e a farfugliare su qualcosa in segno di emozionata gratitudine e lui mi fa di sì con la testa, riprende un discorso coi suoi -ma è più che altro una specie di comizio rivolto soprattutto a una ragazza nera da copertina che lo fissa truce, come trapassandogli i pensieri- ma poi prende una sedia e mi dice, anzi m'ìntima: "sit down!"

Questo mio adorato fuoriclasse del sax (tenore, baritono, oltre che il clarino) mostra questo tipo di temperamento anche quando suona, una specie di sorniona passionalità, una carica talmente evidente per intensità che pare difficile da trattenere, anche se ricordo averlo visto sfoggiare un'imperturbabilità totale al vulcano di lava sonora che lo stava sfiorando, lambendo...e insomma è lui quello che m'invita a star lì, mentre arringa la band.

Il suo stile emerge in modo lampante quando attacca uno standard, ed accade spesso, per esempio quando pesca con giustezza nel repertorio di Ellington ("The Obscure Works of Duke Ellington and Billy Strayhorn" ) o quando s'avvicina non so, a "Chelsea Bridge", infatti, se proviamo a metterci per qualche istante al microscopio auricolare... (carico il pezzo, PLAY)... Ed eccolo il tema! immediatamente riconoscibile, con il suo sciolto ritmo puntato, ed ecco partire il nostro, nel registro più basso, ma con un'andatura sostenuta, come un agile animale predatore che, scrollandosi di dosso la stanchezza, divora miglia di aperta savana. Poi sale di registro, con patterns evidenti e grassi, e mmmh, la diffidenza prende a suggerire in chi ascolta la possibilità di un pericolo, di un deragliamento possibile.
Un breve affondo sincopato nel turnaround, il taglio improvviso di un accordo aumentato,una nota tenuta a lungo contro la marea dell'armonia dirompente, fino a risalirne la risacca in un esplosivo e coerente assolo che sa di disperazione e ruggine: classicità fusa, colata nel proprio mondo espressivo.

Infine, un'ironica dissonanza fugace.
Che, wow, ci sta d'incanto, è essenziale e virile. (S>TOP)
Lo standard è servito, ladies and gentlemen, rivoltato e nuovo e fresco come non mai, perchè anche se i fraseggi devono tutto al be-bop, saltano curiosamente e significativamente la lezione di Bird al sax, ma saltano anche Dexter e Sonny, si riallacciano e veleggiano negli anni precedenti, cercando comunque una diversa forma di dialogo, una seduzione automatica che va oltre l'ipnosi, sviluppata con vette d'intensità da brividi. Roba che toglie il respiro, ecco, se ci si lascia scivolare dentro come si deve.

Arriva una birra per me e una per il compagno David Murray, che non smette la sua tirata sulle Black Panthers, sebbene io ne veda solo una di black panther che se lo mangia con gli occhi giusto ad un metro, quindi mi ringrazia da sopra il boccale e mi chiede se davvero il concerto mi sia piaciuto, sciorino una roba tipo "oh, really great!", poi mi chiede quali siano i miei musicisti preferiti -lui a me, tsk- e io dico "you! and...ok, many others...Wynton!" gesù! riattacca! mi becco una tirata sui valori rivoluzionari del jazz, il conservatorismo della Lincoln, il tradimento dei fratelli neri da parte di una borghesia colored wasp, tutte cose di cui Wynton marsalis è responsabile principe, mah, un pippone in piena regola, ecco, e mentre faccio di sì con la testa e capisco un terzo della lezione per via del mio inglese diciamo perfettibile penso che tanto a me Wynton piace da pazzi lo stesso, ma che bello che è ascoltare un titano parlarmi con la stessa veemenza con cui suona, foss'anche per via di un drink di troppo o perchè un po' trascinato dalla vicinanza di una gazzella d'ebano dall'aria misteriosa. Mi lascia una firma scherzosamente polemica su un disco, e poi abbraccia lo stesso il "Wynton's Fan n.1" , e lo rifaremo, anni dopo, quell'abbraccio, e riuscirò a fargli pure domande compiute ruotanti attorno a quel disco dedicato alla musica di Jerry Garcia, ma quella è un'altra storia, mentre da questa sciamano all'imbrunire nella piazza rossastra di Perugia ragazze a braccetto, coppie, quartetti, amici bercianti, quadriglie spaiate in cerca di un ristorante, un biglietto, altre note sincopate in lontananza, dio sa...

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